Il Teatro e il Carnevale condividono spirito e radici. Questo legame spiega anche perché nel Settecento e nell’Ottocento la principale stagione artistica del teatro era quella di Carnevale cui seguiva quella della Quaresima.
Ecco perché, sin dall’inizio della sua attività, nel 1867, anche il massimo teatro pisano presentava due stagioni così denominate. Quella di Carnevale, con opere serie e balli, prendeva avvio tra novembre e dicembre e cedeva poi il passo a quella di Quaresima. Generalmente veglioni e balli in maschera in Teatro erano una consuetudine tanto attesa quanto partecipata e segnavano uno spartiacque tra le due stagioni.
Di questi speciali momenti di vita sociale e culturale con il Teatro di Pisa loro centro focale vi è testimonianza in documenti, giornali e memorie conservati nell’Archivio Storico della Fondazione.
Il 18 e il 22 febbraio la Società del Buonumore organizza due veglioni mascherati.
Il 10 gennaio la Società carnevalesca dei negozianti organizza una Gran festa da Ballo in Maschera.
È prescritto l’abito nero di etichetta. Non potranno avere accesso alla festa le persone con indosso costumi da maschera di tela o di cambric.
Il 21 febbraio si registra la notizia di un Gran veglione in Maschera
Il 2 e il 4 febbraio si tengono due Veglioni in Maschera
Nel settimanale Il Ponte di Pisa si trova il resoconto del veglione del 4 marzo di questo anno organizzato dal Comitato dell’Ordine del Buonumore.
Il veglione di Domenica (Il Ponte, 9/1906)
“Aveva due grandi attrattive: quella dei fiori e quella della carità: e perciò riuscì splendido, giocondo, numeroso ed oltre che numeroso bene affiatato. Ambiente, colorito: floreale e letizia, espansione, altamente, solennemente carnevalesche.
Il teatro era allegramente scoppiettante, ed il suo addobbo fine e delicato forse gli conferiva il fascino maggiore. Già più che un teatro pareva una serra, un giardino flagrante: i palchi erano tutti sontuosamente adorni di fiori, a disegni magnifici, ad ornamentazioni bizzarre e civettuole.
Ne rammento qualcuno: quello del Prefetto conte Gioia (una pagoda di mimose, violette, calle e garofani, disegnato dal giardiniere Giuseppe Nencioni); quello del conte Ludovico Mastiani Brunacci (mughetti, orchidee e rose del giardiniere Scarlatti di Firenze); quello dell’Ingegner Giovanni Carmignani (la terrazza della villa, con violette e lampade multicolori del giardiniere Riccardo Travaglini); il palco del signor Paolo Traxler (corbeille di orchidee del giardiniere Paoletti di Livorno); quello del cavalier Pardo Roques (violette, acacie, garofani e lampadine del giardiniere Secondo Fantozzi); il palco reale ed i palchi della Real Casa (che i signori Vollero e Morales ornarono con fiori dei giardini di Roma e di Firenze); il palco del cavalier Foianesi (distinto per la forma elevatissima del disegno, – in mezzo al verde spiccavano camelie, rose e fiori scelti che componevano una prospettiva bella e seducente – e il disegno e l’addobbo debbono essere stati fatica e cura particolare di un floricultore esimio, del signor capitano Giorgio Chini genero del cavalier Foianesi); il palco del deputato Orsini Baroni (con calle e garofani); quello della contessa Moratti Espinassi (paniera alla Romana, con calle, narcisi e garofani), quello del signor Vaccaneo (un bel ferro di cavallo, con giacinti e garofani bianchi) – questi tre palchi furono addobbati con fine abilità dal bravo giardiniere Angiolo Migliori, uno specialista che non ha competitori nella grazia, nel gusto, e nella originalità dell’ornamentazione; i palchi della marchesa Botti e del signor ingegner Frediani guarniti stupendamente dal giardiniere Armando Menconi; il palco della contessa Dal Borgo Netolisky (rose, mimose, orchidee, mughetti, nastri e guarnizioni, abbaglio di luce elettrica, giardiniere Linari di Firenze); ed infine la Casina svizzera, comprendente sette palchi di primo, secondo e terzo ordine disposta per cura e per ordine dei signori avvocati Giovan Battista Bianchi-Monzoni, Tizzoni, Mario Supino e del professor Ducrey.
Una bella porzione della Casina era sfolgorante per il palco di prim’ordine del dottor Di Roma; e lo noto subito perché era fra i più eleganti: nel palco la signora Di Roma, il di lei marito, tre vispi pagliaccetti, una ciociarina ed una Goldoni, e poi gran brio dei bambini e bella mascheratura elegantissima.
E poi altri palchi: di donna Elena Queirolo, della duchessa di Camastra, della baronessa Fassini-Camossi, delle signore Cuturi, Nobili, Chimichi, Bracci, Rossoni, Santarelli-Carmignani, Boas, Mamo, Alberti, Borromeo, Cini, Galeotti, Pirani, Pittirossi, Lanfranchi, Ducrey, Lelli, Calvori, Frediani, Baduel, Tomei…
Chi sa quali altre belle si nascondevano sotto la mascheratura capricciosa e signorile!
Il veglione era una bella sala fragrante, profumata, scoppiettante di giocondità, di allegria, e di irresistibile frenesia.
Ricompendio in linee la cronaca: danze vivacissime, cene succulente e saporite, e l’Ordine sempre unito al suo grande amico il signor Buonumore.
Il Presidente del Comitato conte Teodoro Mastiani Brunacci offrì a tutte le signore intervenute alla bella festa un bouquet di fiori.
In questo anno le cronache del Teatro e giornalistiche ricordano due grandi veglioni mascherati e a premi nel Regio Teatro, il 13 febbraio a cura del comitato cittadino e il 7 marzo a cura dell’Associazione della Stampa Pisana.
Di entrambi si trovano anticipazione e resoconti sul settimanale Il Ponte.
Il grande veglione della Pentolaccia
(Il Ponte, 7/1921)
“Domenica sera ebbe luogo il grande veglione di beneficenza. La Pentolaccia servì così a un’opera buona. Non vorrei dire cose vecchie, ma il brio fu davvero invadente; nessuno potè sottrarvisi: la pazza gioia dal turbine delle danze alle mense clamorose profuse di vini mussanti e di scherzi ancor più mussanti fino al tiro degli aranci e dei mandarini ebbe impeti e scatti di irrefrenabile buon’umore.
Lo hanno chiamato il veglione dei benestanti, perché tutta quella gente che vi prese parte è gente che sta bene e che spende meglio. Le maschere erano in bel numero, e tutte eleganti e tutte vivaci. Ricordo i pierrots dei quali un gruppo di otto era veramente irreprensibile per eleganza, il gruppo della Locandiera, il gruppo del pocker; poi quello dei frack rossi, i due messicani, il contadino di Campania, una Gheisa, e molti domino.
Gli altri che non erano in maschera, avevano i vestiti di ogni taglio e di ogni colore. Assai interessante nella sua compassata ammirazione si mostrava la passeggiata storica, una tappezzeria dondolona che faceva anche più avvolgente la letizia di quelli altri che o ballado o no disimpegnavano almeno ad una parte di forza”.
Il Veglionissimo della Stampa
(Il Ponte, 7/1921)
“Promosso dall’Associazione Pisana della Stampa si terrà nel Regio Teatro Verdi a mezza Quaresima, il Veglionissimo avrà uno spiccato carattere di originalità e già si preannunciano attrattive fantastiche delle quali a suo tempo sarà imbastito ampio resoconto. Le prenotazioni per ritirare il biglietto d’invito – strettamente personale – ammontano a parecchie centinaia e fra queste vi figurano le autorità politiche, vibili e militari, nonché i più bei nomi della cittadinanza pisana. Il ricavato andrà a beneficio del fondo di previdenza dell’Associazione pisana della Stampa. Perciò non è a dubitare che Pisa tutta, senza distinzione, parteciperà a questa festa dell’arte e della beneficienza!.
(Il Ponte, 8/1921)
“Grande veglione mascherato con ricchi premi. Durante il veglione fu redatto e stampato in teatro un giornale di quattro pagine col resoconto della serata che si stava svolgendo. Gli organizzatori furono i giornalisti Mazzarrini Enrico, Lischi Vincenzo, Gentili Alfredo, Bagnolesi Garibaldo, Conti Emilio”.
(Il Ponte, 9/1921)
“A mezza quaresima, ecco la data che mette i brividi di gioia addosso, si terrà il Veglione della Stampa. Mi dicono che son ostate preparate sorprese e attrattive da destare le meraviglie. Si parla di inondazioni di profumi, di getti continui di vini mussanti, di pasticcini ripieni di carne di pesce-cane, di sprillli disinfettanti e di spruzzi letificanti. Un prodigio, una fantasia, un Paradiso, una cuccagna…”
Dal 26 al 28 febbraio la Direzione del Teatro Verdi organizza tre veglioni mascherati a scopo di beneficenza.
Dal 13 al 18 febbraio il Fascio di Pisa organizza tre Veglioni mascherati a scopo benefico.
Tra il 19 e il 26 febbraio, l’Opera Nazionale Balilla cura l’organizzazione di ‘tre veglie notturne mascherate con ricchi premi’
Il 9 e il 17 febbraio la Direzione del Verdi organizza a scopo di beneficenza due veglioni mascherati.
I Veglioni al Verdi (Il Ponte 6, 1929)
“Sabato 9 alle 22 ha luogo il primo Veglione, ossia il Veglionissimo nelle Pagode Giapponesi. Domenica. 17 dalle 22 alle 5 un altro sfarzoso Vegllione: Nel palazzo Ducale di Venezia.
Tutti e due i Veglioni sono dotati di ricchissimi premi alle mascherate isolate ed in gruppo ed a due signore che fra le intervenute indosseranno la più elegante acconciatura. L’azione è di lire 20 e dà diritto a condurre due signore ed a concorrere alla estrazione di un bellissimo premio”.
Il primo marzo un comitato di cittadini presieduto dal podestà Buffarini organizza un Gran Veglione Mascherato Pro-Scuola all’aperto.
(Il Ponte 7/1930)”
Una delle superbe attrazioni del Carnevale Pisano sarà data dal Veglionissimo al Verdi, ricco di sorprese, affascinante, maliardo. Basti dire che è organizzato da un Comitato di ragguardevoli cittadini presieduto dal Podestà On. Guido Buffarini. Il Verdi per il Veglionissimo spalancherà le porte sue maestose”.
(Il Ponte 8/1930)
Il Veglionissimo al Verdi
“Sabato 1 Marzo il Teatro Verdi sfolgorerà nel tripudio del Veglionissimo per il quale si annunciano grandi sorprese. Il teatro sarà addobbato sfarzosamente, ed una doppia orchestra suonerà senza interruzione”.
Il ballo mascherato per i bambini
“Giovedì 27 febbraio alle 15, al Verdi, si terrà una grande Festa mascherata per bambini. La signora Sieba Ciaramelli prepara al programma numeri di singolare attrazione. Il ricavato del trattenimento sarà devoluto alle Colonie marine e montane”.
Il Veglionissimo al Verdi (Il Ponte 9/1930)
“Nessuno manchi; si fa anche una bella opera di carità a ballare. Al Veglionissimo mascherato di Sabato sera 1 Marzo nessuno manchi. Marzo, che è matto, vi porterà la gioia; il brio e l’eleganza dei ballerini e delle ballerine vi porteranno il fascino dei grandi convegni. Il Veglionissimo prepara delle sorprese ma tutte di gusto, tutte di incanto. Chi mancherà al Verdi Sabato sera non avrà vissuto l’ora più bella della spensieratezza”.
Il 26 febbraio si tiene un Grande veglione mascherato promosso dagli studenti universitari in occasione della festa delle matricole.
Il Carnevale della Ragione Insidiata promosso e organizzato dal Teatro Verdi in collaborazione con il Comune di Pisa presentò un programma di eventi, spettacoli e laboratori che “travestì” la città Pisa per molte settimane.
Davanti a Palazzo Gambacorti fu ricostruita la parte sommitale della Torre di Pisa il cui bozzetto fu realizzato dall’artista volterrano Mino Trafeli. Questi assieme a Riccardo Bozzi, direttore generale del Verdi, fu la vera anima di questo momento che resta tra i più rilevanti della storia recente del teatro.
