Atto unico – 75 minuti
Tratto da “Il sorriso di Caterina” di Carlo Vecce (© Giunti Editore S.p.A.)
Drammaturgia e regia Patrizia Pasqui
Con Mario Spallino e Carlo Vecce
Scene Patrizia Pasqui
Musiche originali Guido TongiorgiOrganizzazione Francesco Grossi
Comunicazione Mattia Roma
Produzione Compagnia OLTRE
Una produzione Teatro Verdi di Pisa con il contributo di Cellini Art Fund
durata: 75 minuti
Durante le sue ricerche negli archivi fiorentini, il professor Carlo Vecce ha rinvenuto un documento sorprendente che getta nuova luce sulle origini di Leonardo da Vinci: un atto notarile del 2 novembre 1452, firmato da Piero da Vinci, padre di Leonardo, attesta la liberazione di una giovane schiava circassa di nome Caterina. La nota, vergata con mano tremante, testimonia non solo un gesto legale ma un’emozione personale: sei mesi prima, Caterina aveva dato alla luce un bambino, battezzato con il nome di Leonardo.
Da questo ritrovamento è nato il romanzo storico Il sorriso di Caterina, in cui Carlo Vecce ha ricostruito – con rigore documentario e forza immaginativa – la vicenda di questa donna rimasta finora ai margini della storia. Una storia fatta di lunghi viaggi, catene e riscatto, di creatività e resistenza, ambientata tra le montagne del Caucaso, i mercati del Mar Nero, i canali di Venezia e le strade di Firenze.
Dalla suggestione del romanzo nasce lo spettacolo teatrale Caterina, la madre di Leonardo, un atto unico costruito come un monologo a due voci che intreccia realtà e finzione, memoria e invenzione, passato e presente. Al centro della scena c’è Donato, mercante veneziano, che ha guidato Caterina nell’ultima tappa del suo viaggio: da schiava a donna libera. È lui a raccontare la loro avventura, i pericoli, gli incontri, le scelte compiute lungo un itinerario accidentato che attraversa un’Italia del Quattrocento vivace e crudele, affascinante e feroce.
Accanto a Donato c’è l’Autore, che dialoga con lui, lo pungola, lo ascolta. Insieme ricordano, testimoniano, si interrogano. Perché Caterina non ha lasciato diari, lettere, parole scritte: la sua voce può emergere solo attraverso chi l’ha incontrata, amata, accompagnata. Questo dialogo tra i due personaggi – e tra i due tempi – diventa così anche un confronto con il nostro presente. Perché la storia di Caterina non appartiene solo al passato: è la storia di molte donne di oggi, migranti, escluse, invisibili, che attraversano mari e confini alla ricerca di libertà, dignità, futuro.
La narrazione si muove tra fughe rocambolesche, commerci senza scrupoli, arte e poesia. I toni leggeri e ironici si alternano alla commozione e all’urgenza civile, in uno spettacolo accessibile ma profondo, capace di parlare a pubblici diversi, in luoghi teatrali e non. Caterina, la madre di Leonardo è un invito a riflettere sul potere della memoria, sul silenzio delle donne cancellate dalla storia, e sulla forza del teatro nel restituire voce a chi non l’ha mai avuta.
NOTE DI REGIA | Patrizia Pasqui
Ci siamo imbattuti nel bel libro di Carlo Vecce e abbiamo sentito l’urgenza di portare sulla scena una storia tanto forte. Caterina è una schiava, una donna invisibile, che ha fatto nascere un genio e ha lasciato un segno profondo nella nostra storia. La sua è una storia del passato che parla fortemente al presente. Parla di identità, di confini, di accoglienza e rifiuto, di lotta per la libertà. Caterina, da “straniera”, è diventata madre di uno dei simboli del genio senza confini. In un tempo in cui si discute tanto di migrazioni e diritti, la sua vicenda è uno specchio potente di ciò che viviamo oggi.
Abbiamo scelto la voce di Donato per raccontare Caterina. Attraverso di lui, emergono gli spazi vuoti lasciati dalla Storia ufficiale. Ma sulla scena non c’è solo un personaggio: c’è un dialogo. Tra Donato e l’Autore. Tra passato e presente. Tra chi ha vissuto e chi racconta. Caterina non ha voce – come troppe donne nella storia – e proprio per questo la sua storia merita di essere raccontata.
Il tono dello spettacolo è leggero, ironico, accessibile, benché saldamente documentato. In un dialogo vivo, mai didascalico, i personaggi si confrontano, ci fanno riflettere, sorridere, commuovere. E soprattutto ci raccontano una storia vera, basata su documenti storici, che emoziona perché riconosciamo in Caterina qualcosa di noi, delle nostre madri, dei nostri viaggi, delle nostre radici.

