Nella foto, busto in gesso di Giuseppe Verdi (autore ignoto) | Collezione Fondazione Teatro di Pisa
Nasce a Roncole di Busseto (Parma), il 10 ottobre 1813 da una famiglia umile: il padre Carlo è un oste, la madre Luigia Uttini una filatrice.
Manifesta precocemente il suo talento musicale incoraggiato dall’organista Pietro Baistrocchi che gli impartisce le prime lezioni.
Dopo la sua morte, Antonio Barezzi, direttore della locale filarmonica, lo incoraggia a proseguire nello studio della musica.
Negli anni del ginnasio riceve lezioni di composizione da Ferdinando Provesi, e nel 1831 presenta la domanda di ammissione al Conservatorio di Milano, ma non supera l’esame.
A Milano riesce comunque a perfezionarsi nel contrappunto con Vincenzo Lavigna, allora maestro al cembalo del Teatro alla Scala.
La vita milanese consente a Verdi di frequentare i teatri e conoscere il repertorio operistico italiano e internazionale, e gli permette di entrare in contatto con la locale aristocrazia, che risulterà decisiva per suo il destino e per il successo della sua musica. Nel 1836 sposa Margherita, la figlia del suo mecenate Antonio Barezzi, con la quale vive a Milano e che gli darà due figli: Virginia Maria Luigia e Icilio Romano. Margherita morirà poi di encefalite nel 1840, a soli 26 anni.
Verdi si dedica in modo quasi esclusivo al melodramma e nel 1839 viene rappresentata alla Scala la sua prima opera Oberto, conte di San Bonifacio con un discreto riscontro.
L’impresario Bartolomeo Merelli gli offre frattanto un contratto per altre due partiture: l’opera buffa Un giorno di regno (1840), che non riscuote successo, e Nabucco (1842), l’opera con cui Verdi inizia la vera ascesa della sua carriera operistica. L’anno successivo, sempre alla Scala, presenta I Lombardi alla prima crociata e nel 1844 a Venezia Ernani.
La scelta di affrontare grandi temi e il conflitto tra le passioni si ripete con I due Foscari (1844) e Alzira (1845), cui seguono Giovanna d’Arco, Attila e Macbeth (1847).
All’età di 34 anni, Verdi ha già raggiunto una fama più che considerevole: riceve continuamente commissioni dai principali teatri italiani e le sue opere vengono rappresentate nei maggiori teatri del panorama internazionale. I contratti con l’editore Ricordi e le numerose repliche delle sue opere gli fruttano importanti introiti che utilizza per acquistare una casa per i suoi genitori e le terre e le case a Sant’Agata che un tempo erano appartenute alla sua famiglia.
Qui fa costruire Villa Verdi dove, a partire dal 1851, compone Rigoletto, La Traviata, Il Trovatore (la cosiddetta Trilogia Popolare), Aida e Otello.
Nel 1843 aveva frattanto iniziato una chiacchierata relazione con Giuseppina Strepponi, soprano conosciuta al Teatro Regio di Parma durante una produzione di Nabucco. Nel 1847 Verdi è a Londra dove accetta di dirigere I Masnadieri alla presenza della regina Vittoria e dello sposo Alberto. Da lì si reca poi a Parigi dove riscrive I Lombardi.
Nel 1859 sposa finalmente la Strepponi, con la quale già conviveva, mentre continua a comporre lavori che riscuotono grande successo nei teatri europei, come La forza del Destino (1862) e Don Carlos (1867). Nel 1869 compone la Messa da Requiem per Rossini, che più tardi riprenderà per la morte di Alessandro Manzoni, mentre segretamente lavora ad Otello (che debutterà finalmente nel 1887). Il 1871 è l’anno di Aida, opera che segna la sua maturazione assoluta; Falstaff (1893) è invece la sua ultima opera.
Verdi si dedica anche ad attività filantropiche e trascorre gli ultimi anni tra Milano (Grand Hotel et de Milan) e Sant’Agata; Giuseppina muore di polmonite nel 1897.
Il 21 gennaio del 1901 Verdi viene colpito da un ictus cerebrale e si spegnerà dopo sei giorni, il 27 gennaio, all’età di 87 anni, accudito dalla figlia adottiva e dalla cantante Teresa Stolz, che in passato aveva attirato le gelosie di Giuseppina.
Dapprima tumulato nel Cimitero Monumentale di Milano, il suo corpo sarà poi traslato nella cripta della Casa di Riposo con una memorabile cerimonia alla quale parteciperanno 820 cantanti che, diretti da Arturo Toscanini, eseguiranno il coro Va’ pensiero del Nabucco.

