Gaetano Donizetti

Compositore

(Bergamo, 1797)

Quinto e penultimo figlio di Andrea, portiere del Monte dei Pegni, e di Domenica Nava, nasce il 29 novembre. Ricevute le prime nozioni musicali da uno zio, viene ammesso nel 1806 alle Lezioni Caritatevoli di Musica, una scuola gratuita per ragazzi privi di mezzi economici. Frequenta le classi di canto e di clavicembalo e dal 1809 si esibisce in vari saggi pubblici della scuola. Essa era stata fondata da Giovanni Simone Mayr, figura determinante per la carriera del giovane Donizetti che, grazie a lui, potrà avvicinarsi ai salotti musicali bergamaschi e conoscere i lavori di Haydn, Mozart, Beethoven. Mayr lo aiuterà inoltre a raccogliere fondi per proseguire gli studi nel rinomato Liceo Filarmonico di Bologna dove dal 1815 al 1817 si perfeziona in contrappunto e composizione con Stanislao Mattei.

Tornato a Bergamo nel 1818, Donizetti affina la conoscenza del repertorio del classicismo viennese fondamentale per la composizione dei suoi quartetti per archi, sedici dei quali conclusi entro il 1821. La prima commissione operistica gli giunge nel 1818: il 14 novembre dello stesso anno debutta al Teatro San Luca di Venezia con Enrico di Borgogna, ben accolta dal pubblico tanto da fargli guadagnare nuove commissioni per opere buffe e semiserie da teatri di secondo piano tra Mantova e Venezia. Grazie a Mayr, ottiene un ingaggio di prestigio dal Teatro Argentina di Roma, dove nel 1822 presenta il melodramma eroico Zoraida di Granata. Il successo riscosso gli apre le porte dei prestigiosi teatri napoletani. 

Scritturato dal potente impresario Domenico Barbaja, si afferma definitivamente sulla scena operistica italiana e firma un contratto con il Teatro alla Scala per un’opera per la stagione autunnale. Inizia così a collaborare con Felice Romani, tra i librettisti più richiesti dell’epoca. Sue opere sono rappresentate tra Milano, Napoli e Roma. L’aio nell’imbarazzo, accolto trionfalmente al Valle, diventa una delle sue partiture più rappresentate. Nominato nel 1825 maestro di cappella del Teatro Carolino di Palermo, nel 1827 torna a Napoli e vi resta un decennnio per dirigere l’orchestra del Teatro Nuovo, quella dei Teatri Reali, e insegnare composizione nel prestigioso Conservatorio cittadino. 

In questi anni realizza alcuni dei massimi capolavori del suo catalogo anche per altri teatri: Anna Bolena, L’elisir d’amore, Lucrezia Borgia, Maria Stuarda (proibita a Napoli nel 1834, ma rappresentata alla Scala nel 1835), Lucia di Lammermoor. La sua fama supera i confini italiani e nel 1837 tenta la carriera a Parigi, colpito dalla morte della moglie, contrariato per la mancata nomina a direttore del Conservatorio e per il veto della censura borbonica al suo Poliuto. A Parigi, dopo la fredda accoglienza del 1840 a La fille du régiment, si riscatta con Lucia di Lammermoor e un rifacimento del Poliuto che, grazie alla collaborazione di Augustin-Eugène Scribe, va in scena all’Opéra sotto il nuovo titolo Les martyrs. 

Nel 1842 alla corte imperiale di Vienna dirige lo Stabat mater di Gioachino Rossini e debutta poi al Kärtnertortheater con Linda di Chamounix. Il trionfo ottenuto gli fa guadagnare la nomina a maestro di cappella e di camera della corte asburgica. Tra Vienna e Parigi rappresenta alcuni dei suoi ultimi capolavori, come Don Pasquale e Dom Sébastien. In questo periodo iniziano a manifestarsi i sintomi di una malattia cerebrale che nel 1845 conduce la sua salute al tracollo. Nel 1846 si trova a Parigi e viene ricoverato nell’istituto per malati di mente di Ivry, dove resta internato per quasi un anno e mezzo. Nel 1847 riesce a tornare a Bergamo e, accolto nel palazzo della nobile famiglia Basoni, trascorre gli ultimi mesi di vita senza mai riacquistare le proprie facoltà mentali, morendo l’8 aprile 1848.